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Sei mesi fa ci ha lasciato il Professor Livio Sossi, docente di Storia e Letteratura per l’Infanzia all’Università di Udine e all’Università del Litorale di Capodistria (Slovenia).
La sua prematura scomparsa, oltre ad essere motivo di personale dolore, è una ferita profonda per molti autori, illustratori ed editori.
Sono stato un amico del professor Sossi e l’unica cosa che mi è venuta in mente è quella di provare a parlare di lui con chi ha avuto modo di conoscerlo prima e meglio di me, alla ricerca di un mondo che Livio portava dentro i suoi occhi, nella luce cavernosa della sua voce. Dopo una prima intervista a Carlo Rango, ho avuto il piacere di incontrare Riccardo Del Sordo, amico di Livio, già direttore del sistema bibliotecario della Valle dell’Esaro e inventore di “CalabriaIncantata”.

 

Come ha incontrato il professor Livio Sossi?
«Io ho incontrato Livio Sossi, attraverso un uno scritto letto in una rivista che recensiva una mostra organizzata dal Centro studi di letteratura giovanile “A. Alberti’, di Trieste. Abbiamo cominciato a dialogare telefonicamente. Era il gennaio del 1993. Poi ci siamo visti successivamente, nella primavera dello stesso anno, forse aprile, alla Fiera di Bologna. Era la prima volta che andavo in fiera e ci siamo ritrovati a Bologna nello stesso Albergo: l’Hotel Tuscolano. E lì che sono iniziati i nostri dialoghi sulla letteratura per l’infanzia. Nello stesso albergo, per una serie di circostanze, si trovavano una serie di personaggi, che in seguito si sarebbero ritrovati a collaborare tra loro: autori, editori, illustratori con cui ci si confrontava ogni sera, dopo la nostra visita quotidiana agli stand e agli scaffali della fiera. Tutte le sere si finiva per parlare dei libri che Livio aveva recuperato e infilato in uno zaino che non finiva mai di riempirsi.  Trascorrevamo la nottata, fino alle due o alle tre, a parlare di questi libri. E’ andata avanti così per circa tre anni, ma nell’attesa dell’evento bolognese, si era venuto a creare un rapporto di collaborazione, di continui scambi bibliografici. Fino a che, nel 1997, riuscii a progettare un primo corso di formazione sulla promozione della lettura in ambiente multimediale. Per capire come potevo lavorare con lui, lo invitai a Roggiano per una conferenza sui temi della letteratura a lui cari e profittando della sua presenza, lo invitai a inaugurare una mostra bibliografica che avevo organizzato alla Scuola Media di Mormanno, dove era Preside l’amico Carlo Rango. Per presentare Livio ai ragazzi feci una sorta di caricatura del suo profilo. Lo presentai come un predicatore mormone, che invece di parlare della fede parlava dei libri. Andavamo raccontando ai ragazzi i libri-game, già diffusissimi in Francia e ancora poco conosciuti in Italia. Della dotazione che portai a scuola alcune copie non tornarono indietro. Era segno che avevamo centrato l’obiettivo. Se dei ragazzi rubavano libri c’era in qualche modo da festeggiare».

 

Qual è stata la sua professione e cosa aveva in comune con il prof. Sossi?
«Io sono stato un bibliotecario. Sono stato direttore di un sistema bibliotecario articolato in sedici comuni. Quello che ho provato a fare non era tanto promuovere una biblioteca, ma organizzare un tessuto di promozione della lettura nei comuni e nelle biblioteche scolastiche. Per effetto di questo mio ruolo e per effetto del potenziale che Livio Sossi esprimeva con il Centro Studi Alberti, e naturalmente con le sue poliedriche competenze, si vennero a integrare professionalità che portarono alla costruzione di diversi progetti molto articolati. Il sistema Bibliotecario, da me diretto, promosse la costituzione di una rete scolastica, basandosi sulla legge, allora appena approvata, dell’autonomia scolastica, che consentiva alle scuole di associarsi. Dalla rete vennero fuori progetti di formazione importanti per le istituzioni scolastiche del nostro territorio. Uno di questi riguardò proprio il linguaggio della letteratura per ragazzi sia dal punto di vista contenutistico che iconico. Il nostro intento era quello di coinvolgere la fascia di lettori che aveva un primo accesso al libro attraverso l’albo illustrato. Da questo la necessità di formare gli insegnanti sia sulla struttura contenutistica, sia sul linguaggio specifico dell’albo illustrato. Facemmo così un corso a due livelli, strutturato in 50 ore ciascuno. Al primo livello partecipavano circa cinquanta insegnanti delle 13 scuole messe in rete, al secondo livello accedevano 25 dei 50 che avevano frequentato il corso. Tentammo di ridurre il numero, ma quando ci trovammo ad affrontare la selezione, capimmo che i docenti erano così motivati che non si poteva tenerne fuori nessuno. Fu un lavoro lungo e faticoso: non un corso solo teorico, ma ci servimmo di tre importanti illustratori per far entrare i docenti nelle tecniche di preparazione di un albo illustrato. Alcuni di questi insegnanti negli anni successivi parteciparono a concorsi nazionali ed internazionali, come il Premio di Bordano, vincendo addirittura importanti premi. Alcuni continuano a collaborare ad oggi con editori nazionali».

 

Cos’era Calabriaincantata?
«Con Livio avevamo lavorato molto sulle illustrazioni e collaborato soprattutto con l’Associazione culturale IRFEA, e con il Premio ZAVřEL.  Dopo qualche anno lo ZAVřEL ebbe qualche problema di finanziamenti. Io continuavo ad avere interesse alle illustrazioni come studioso, ma assieme alle illustrazioni mi ponevo problemi che erano legati alla mia natura di operatore culturale del territorio a tutto tondo. Una delle domande che continuavo a pormi riguardava l’eredità della nostra Terra. Che idea avrebbero avuto di noi, della nostra Terra, i nostri figli, se avessimo affidato al solo testo scritto o al racconto orale la nostra memoria?  Mi andavo convincendo che la descrizione dei tempi che vivevamo e della nostra regione potesse avere una maggiore profondità attraverso l’arte degli illustratori, che erano meno condizionati rispetto agli scrittori, più legati ai modelli letterari. Decisi così di lavorare su un archivio dell’immaginario iconico della Calabria. Cioè studiare le immagini della Calabria, raccogliendo figurazioni della nostra Terra, fatte anche da artisti che in Calabria non c’erano mai stati. Di lì si sviluppo l’idea di Calabriaincantata.

“In Calabria ci sono spiagge e mari, dove i sassi raccontano storie, forse prima di diventare spiaggia i sassi componevano un unico grande quadro con disegni e scritte che il tempo ha sbriciolato e mescolato. Poi il mare e il vento hanno dato a quei frammenti una forma arrotondata rendendo impossibile ricostruire la composizione originaria. Torno da un viaggio in quella terra cercando di riordinare i ricordi, i colori, i profumi, le sensazioni che ho vissuto. Tolgo dalle tasche i sassi che ho portato con me, li metto in fila sul tavolo: piccoli pietre ovali, lisce e scure con disegno sottile bianco. Il cappello di un mago, una stella, la strada, i rami di un albero gigante, i merli di un castello, le onde del mare. Preparo i pennelli cambio la mia solita tavolozza di colori scuri con una nuova piena di tinte calde e luminose ed inizio a raccontare questa storia.”

L’immagine di Calabriaincantata venne fuori proprio da queste parole e da un’immagine creata da Marta Dal Prato. Concretamente è stato un concorso internazionale di illustrazione di secondo livello. Potevano partecipare solo coloro che erano stati vincitori o avevano avuto segnalazioni in un premio d’illustrazione in Italia. Tre edizioni di successo che hanno visto la partecipazione di grandissimi illustratori. Basti dire che Bernd Mölck-Tassel, vincitore della terza edizione del Premio, è stato l’anno scorso fra i giurati di Bologna children’s book fair».

 

Qual era il compito che il Professor Sossi svolgeva per Calabriaincantata?
«Livio era parte della giuria. Della giuria erano componenti diverse personalità, Tonino Sicoli, Annarosa Macrì, Ottavio Cavalcanti, Enzo Barbieri, solo per citarne alcuni. Personaggi che davano un loro contributo che non era tecnico-settoriale, ma piuttosto di chi a queste cose si accostava con un patrimonio di formazione culturale completamente diverso. Livio rappresentava l’anima più tecnica del premio. Era l’esperto degli albi illustrati».

Può provare a spiegarci come avveniva il lavoro di promozione della lettura e che ruolo interpretava il prof. Sossi?
«Livio aveva una grande capacità: quella di riuscire a cogliere e scoprire il grado di originalità delle novità che erano proposte nei libri. Era naturalmente proiettato in avanti, a cercare cose che andassero oltre. Assieme interpretavamo il ruolo di due teatranti, due affabulatori».

 

Su cosa discutevate di più?
«I nostri conflitti, i nostri scontri, le nostre differenze erano basate sul fatto che io lo invitavo ad avere maggior relazione con la realtà del nostro territorio. Mentre lui aveva la possibilità di andare in giro a coinvolgere le persone con i gioielli che andava via via scoprendo.
Molto spesso quei gioielli non li potevamo avere, o spesso non si potevano dare in pasto a chi non era in grado di apprezzarli. Tenga presente che qui le biblioteche per ragazzi non esistevano, le librerie per ragazzi non esistevano, non esisteva una cultura della letteratura per ragazzi. Anche in realtà come la mia, sotto certi aspetti privilegiata, non era semplice proporre le cose che Livio, con il suo sguardo lungo, intuiva potessero avere successo. Le biblioteche che ho creato, progettato, sostenuto avevano una sezione adeguata, innovativa, ma bisognava sempre restare con i piedi ben piantati a terra. Ecco, questo era ciò che più spesso raccomandavo a Livio: restare con i piedi per terra. Impossibile, come risulta evidente.
Un’altra questione era quella delle segnalazioni. Livio voleva premiare tutti. Era capace di creare premi per quelli che portavano le scarpe a punta. Io continuavo a dirgli che le segnalazioni, alla lunga svalutavano tutti. Spesso, quando ci siamo trovati in giuria abbiamo battagliato sulle segnalazioni, ma alla fine eravamo d’accordo su quelli che erano i fuoriclasse. Livio andava fiero dei premi assegnati a Calabriaincantata a Bernd Mölck-Tassel e a Joanna Concejo».

 

Ci dice in una battuta chi era Livio Sossi?
«Era un predicatore. Un predicatore che aveva una sua fede, che cercava di diffondere. La sua fede era l’amore per i libri, in particolare per gli albi illustrati. Credo che in Italia non ci sia stato un conoscitore così profondo del mondo dell’illustrazione (italiana e internazionale). Livio era uno studioso a tutto tondo, capace di presentare i libri editi in qualsiasi parte del mondo. I suoi rapporti con la Cecoslovacchia, con l’Austria con la Francia con la Germania, solo per dirne alcune, ne sono la prova».

 

Qual è il ricordo più bello che ha di Livio?
«Il ricordo più bello mi porta alla Biblioteca Comunale di Santa Margherita Ligure. Presentavo in quel periodo il mio libro di Fiabe, attraverso un giro in diverse biblioteche. Non lo avevo invitato a nessuna presentazione, perché in quel periodo volevo fargli pesare alcune scelte che avevamo fatto insieme e che non mi avevano davvero convinto e che lui continuava a difendere.
Lui si presentò quel giorno a Santa Margherita e bastarono pochi sguardi per riprendere il nostro consueto gioco. Si giocava a fare uno la spalla dell’altro. Nella biblioteca di Santa Margherita c’era gente sulle scale. Durò per tre ore.  Un teatro bello, divertente che non dimenticherò mai. Pensavo che ci fossimo solo io e lui e fosse una disputa fra di noi. Due cavalieri puntigliosi. Una puntigliosità che ci vedeva uniti, perché entrambi avevamo voglia di fare qualcosa di importante e non di fare cose tanto per farle. Lui aveva un’arma in più di tutti: la capacità di ridurre il valore e l’originalità di una illustrazione o un albo su cui non eravamo d’accordo mettendo in luce la citazione di un’opera o un autore prestigioso che più o meno volontariamente l’artista ci prospettava».

 

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