Condividi:

… Il signor Luca Castellini – e scusate l’apposizione pomposa – insegue da tempo il suo quarto d’ora di notorietà. Qualcosa, un atto o una dichiarazione, che lo possa condurre nell’empireo dei venditori provvisori di patacche. Già nasceva privilegiato militando in quella ilare combriccola di buontemponi che è Forza Nuova – dove non ti prendono se non hai certe predisposizioni innate – ma da qualche tempo si è messo in proprio e, dall’alto della curva più caciarona dell’Hellas Verona di cui è onorato duce, ha preso a  cimentarsi in interviste e asserzioni di stampo neo-cazzista (perdonate la parolaccia, “stampo” proprio non si dice…).

L’ultimo exploit del Castellini ha coinciso con i “buuu” rivolti a Mario Balotelli da un numero imprecisato (su questo punto, ritorneremo) di “tifosi” dei gialloblù veronesi. A seguito di quell’educatissima espressione di preferenze cromatiche, il Balo, che oggi milita nelle file del Brescia, ha tirato la palla in tribuna e ha fatto per ritirarsi dall’incontro a stento trattenuto e convinto a restare dai suoi compagni di squadra. A questo punto basta che giochiate a “Unisci i punti” per capire il resto. E il resto è che, fedele alla sua natura, come lo scorpione della celebre favola di Esopo, poteva forse il Castellini perdere un’occasione così ghiotta di dire la sua? No che non poteva. Difatti, intervistato dall’emittente veneta “Radio Cafè”, il capo ultrà ha calato il carico da undici e riferendosi a Balotelli si è lasciato andare: « Ci sono problemi a dire la parola negro? – Ipse dixit – Ha sentito quei cori solo nella sua testa e ha fatto una pagliacciata». «Ha la cittadinanza italiana, ma non sarà mai del tutto italiano – ha poi rincarato la dose -. Ha sentito quei cori soltanto nella sua testa. Noi abbiamo una cultura identitaria, siamo una tifoseria dissacrante. Prendiamo in giro il giocatore pelato, quello con i capelli lunghi, il giocatore meridionale e il giocatore di colore, ma non lo facciamo con istinti politici o razzisti». Dite un po’: non assomiglia spiccicata alla vita standard di un venditore di patacche e di pirlate? Magari, qualche anno addietro, sarà stata una simpatica goliardata anche il ringraziamento al Vesuvio scelto come selettore naturale dei tifosi del Napoli, quale vindice divinità contro l’insopportabile tedio di ritrovarsi tra i piedi e qualcos’altro tribù di scugnizzi non ariani.

Episodio incastonato in una lunga sfilza di altre manifestazioni di goliardie simili che ovviamente – come equivocare, specie dopo l’oltre 40% dei voti a favore del centrodestra, Lega in testa, alle Politiche del marzo 2018? – nulla hanno a che vedere con la città di Verona, sempre in prima linea quando si tratta di condannare e isolare la solita sporca quindicina di pestiferi scolaretti che volendo imitare le vacche di Fanfani ricompaiono di anno in anno anche se, poareti, per ragioni tattiche sempre e solo dalle parti del Bentegodi. Di questo parere sembra essere anche il primo cittadino della città che fu di Romeo e Giulietta (storia di intolleranza pure quella, a pensarci bene…), l’ineffabile Federico Sboarina, per il quale, oh insensata follia!, sull’intera vicenda «sembra che la sentenza sia già stata scritta», nel senso che il caso non sussiste poiché «allo stadio non ci sono stati cori razzisti» ed è quindi inaccettabile che «venga messa alla gogna una tifoseria e una città» anche se, certo, resta «chiara la condanna a ogni forma di razzismo e di discriminazione» e via dispensando perle di etica civile… Subito seguito a ruota dagli immancabili vescovi ed ex calciatori…

Come se tutto questo campionario di fuochi fatui non bastasse, a dare munizioni alle fortificazioni sulla linea Maginot del “non siamo noi intolleranti, sono gli altri che sono sordi e allucinati” è intervenuto – pare ma non è ancora sicuro – il rapporto stilato dagli ispettori federali piazzati sotto il settore degli ultrà veronesi, secondo cui dei cori razzisti sarebbero responsabili solo una quindicina di simpatiche canaglie. Il che, per la cronaca, costerebbe all’Hellas tutt’al più una modesta ammenda (queste le previsioni generali). Si sa, nel calcio italiano le punizioni si danno a chili o a decine, chiudendo occhi e orecchie, per dirne una, sulle responsabilità di chi vede e sente ma non denuncia e non prende le distanze con atti concreti. Giammai! Ve la vorreste prendere con una stampede di quindici vacche? Il diritto sportivo, del resto, assomiglia alla regola (con relative eccezioni) sul fallo di mano: nessuno ci ha capito una beneamata, però tutti pretendono di spiegarla agli altri. Sicché una domenica dopo l’altra tocca sentire i soliti refrain a colpi di “basta”, di “tolleranza zero” e di “interventi decisivi”. Roba buona, parafrasando il Gaber, per un’altra generazione. Se andrà bene…

tesjak

 

Ultim’ora

Il giudice sportivo del calcio ha disposto la chiusura per un turno di campionato del settore “poltrone est” (misura che appare perfino benevola anche alla luce della recidività di quel settore del tifo veronese), mentre la società Hellas Verona intende proibire fino al 2030 l’ingresso allo stadio del signor Castellini.
Ergo non era vero che: 1) non c’erano stati cori razzisti al Bentegodi; 2) Balotelli si era inventato tutto quanto; 3) nell’accaduto erano coinvolto solo uno sparuto gruppo di ultrà veronesi…
La procura della Repubblica ha inoltre aperto due fascicoli d’indagine per discriminazione razziale: uno nei confronti del signor Castellini per le dichiarazioni rilasciate a tv e radio, l’altro contro ignoti per le manifestazioni indirizzate al giocatore del Brescia.

Condividi: