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primaveradeiteatri xviii 2017

Voci della poesia. Sulle tracce di Amelia Rosselli e Sylvia Plath

poesia dieci

 

“Die Zeit vergeht” - ossia: “il tempo passa!”, come dicono i tedeschi - nella “Weltanschaung”(visione del mondo) dei loro trattati sull’estetica, dove letteratura e filosofia trovano il loro naturale ambiente.
Dopo aver trattato le poetiche di Dino Campana, del romantico John Keats, del genietto Arthur Rimbaud e del padre della “Beat generation” Jack Kerouac, ecco che il premio moranese, ormai giunto a livelli internazionali, cambia pelle proponendo una poesia completamente al femminile. C’è bisogno anche nel mondo della poesia, completamente ostaggio dei maschi, di far conoscere, a chi ancora non le ignori, le eccelse figure poetiche di Amelia Rosselli, italiana, e di Sylvia Plath, americana. Con dispiacere, noto che le loro poesie, più di quelle dei loro colleghi, sono oltremodo tormentate, anche per il fatto di essere donne e quindi, anche se all’apice del successo, quasi sempre relegate agli angoli della letteratura. La poesia però non obbedisce a canoni, a mode o leggi ferree, né a strutture che la vorrebbero relegare per sempre sul dorato monte Elicona. Essa è parola dello spirito e non conosce tempo o spazi delimitati, scorre, segue come Dio l’evolversi delle sue creature nel bene e nel male.
La Rosselli nasce a Parigi nel 1930. Per motivi politici si sposterà con la sua famiglia negli USA e in altri stati europei. Suo padre Carlo e suo zio furono assassinati dai fascisti. Questi avvenimenti segneranno la sua vita per sempre.

rosselli amelia

 

Negli anni 50 conobbe Levi e Rocco Scotellaro, al quale si sentiva molto legata. Negli anni sessanta pubblicò delle poesie sulla rivista Il Menabò e venne notata da Pasolini; conobbe anche Raboni e Zanzotto. Qui fece parte del “ gruppo 63”, che in seguito avrebbe abbandonato. Pasolini trovò interessante nella sua poesia, più che la metrica e la musicalità , la descrizione psichica quasi inconscia dei suoi versi. La Rosselli voleva che la poesia assomigliasse alla musica in ogni suo accento e studiò molto il verso dei greci e dei latini. Ebbe grande ammirazione per Sylvia Plath ,di cui tradusse l’opera poetica. Purtroppo le due poetesse si suicidarono nello stesso giorno (l’11 Febbraio) in anni diversi.
Altrettanto complicato è tratteggiare la figura umana e poetica di Sylvia Plath. Rimasta orfana di padre, che amava molto, gli dedicò molte poesie e sempre cercò in vita una figura forte, quell’accogliente quercia che la facesse sentire libera di realizzarsi completamente. La giovane si recò in Inghilterra, con una borsa di studio, ottenuta al College del suo paese. Qui volle perfezionarsi, come prima di lei avevano fatto Ezra Pound e altri poeti americani. A Cambridge conobbe e sposò l’affascinante poeta Ted Hughes, in cui ritrovò, o credette di ritrovare, molte qualità del compianto genitore. Hughes era brillante, ma s’affermò ulteriormente anche in America grazie al lavoro e alla spinta della moglie, che si sentiva partecipe del successo del marito. Nel cuore di Sylvia c’erano, però, sempre le basse colline dell’Atlantico e quel mare luminoso che dalla east coast illuminava il suo immenso sentire. Ella dedicò al marito la raccolta “Colossus” e molte altre poesie.

plath 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La grande anima della poetessa di Boston detestava in modo incredibile l’ordinarietà della vita, che era costretta a condurre sotto lo sguardo mai distratto di sua madre Aurelia, che a lungo andare divenne come un peso insopportabile. La Plath insegnò all’Università dove aveva studiato, conobbe l’amica e rivale poetessa Sexton, collaborò con Robert Lowell. Rimasta incinta, ritornò col marito in Inghilterra, a Londra, per poi trasferirsi nel Devon. Dopo il tradimento del marito, che scacciò, ritornò a Londra e affittò un appartamento nella stessa casa dove aveva vissuto uno dei poeti inglesi che maggiormente la ispirava: William Butler Yeats.
Oltre alla sua vasta produzione poetica, scrisse anche un romanzo autobiografico : “La campana di vetro”, con nomi di fantasia, sebbene il romanzo fosse del tutto autobiografico. L’amante del verso e del sublime scriveva quando l’effetto del sonnifero, che regolarmente assumeva, svaniva; allora si dedicava anima e corpo alla sua passione che superava ogni umano sentire e quello stesso tran tran di ogni giorno che la consumava irrimediabilmente dentro. Una mattina del terribile inverno del 1963, dopo aver scritto l’ultima poesia, preparò la colazione ai figli, li mise al sicuro e si suicidò col gas di un forno da cucina. L’ultima sua produzione “Ariel”, scritta in uno stato che oltrepassava i confini della vita e della morte , conserva l’esempio più alto della sua produzione poetica. In questa raccolta, infatti, Sylvia esprimeva i suoi sentimenti più reconditi.
La Plath fu la prima donna ad ottenere il premio “Pulitzer”. Diverse delle sue raccolte di poesia vennero pubblicate postume dal marito, accusato dalle femministe di essere stato la causa principale del suicidio di Sylvia Plath, una delle maggiori voci poetiche degli Stati Uniti d’America.

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